Un giorno tra le vigne: da Asti al Monferrato
Se vi trovate a Torino con una giornata libera, consideratelo un segno: è il momento di partire per un viaggio nel vino. Questo itinerario da Asti al Monferrato offre non solo paesaggi unici, ma anche un'immersione profonda in due filosofie produttive ben distinte. In questo articolo vi guiderò attraverso la mia recente visita a due cantine: Cascina Tavijn e Tenuta Migliavacca. Entrambe incarnano la ricca eredità del vino piemontese, eppure ognuna porta in tavola il proprio tocco inconfondibile.
Prima tappa: pranzo ad Asti all'Enoteca Malia
Prima di addentrarmi nel mondo delle vigne, ho fatto una sosta ad Asti per un pranzo tranquillo. Nel cuore della città, Enoteca Malia offre un'atmosfera accogliente, perfetta per inaugurare una giornata all'insegna del vino. Mi sono concessa un classico vitello tonnato, pilastro della cucina piemontese, accompagnato dal loro semplice quanto divino pane al rosmarino e olio d'oliva. È la dimostrazione di come gli ingredienti più semplici, quando eseguiti con cura, riescano a elevare un pasto. Con lo stomaco pieno e il cuore leggero, ero pronta a esplorare.

Cascina Tavijn: la vinificazione naturale nella sua forma più pura
Cascina Tavijn, situata a Scurzolengo, è una testimonianza della bellezza della vinificazione naturale. Sono stata accolta da Nadia Verrua, vignaiola di quarta generazione, il cui entusiasmo si percepisce in ogni angolo della tenuta. La storia della cantina risale al 1908, e oggi si estende su 9 ettari di vigneti posti a 300 metri sul livello del mare. Il terroir è un misto di calcare e sabbia, perfetto per elaborare vini di carattere e finezza.
Filosofia e approccio
Nadia ha abbracciato la pratica biologica e promuove la fermentazione spontanea, lasciando che sia la natura a guidare il processo. I suoi vini sono non filtrati e non chiarificati, preservando l'essenza delle uve e del terroir. Per Nadia, il vino è il riflesso di un patrimonio e di un'innovazione che si intrecciano. Il suo amore per il Grignolino, che chiama "le sue radici", e per il Ruchè, che considera "il futuro delle sue colline", dice tutto del suo legame con la terra.

"Il suo amore per il Grignolino, che chiama 'le sue radici', e per il Ruchè, che considera 'il futuro delle sue colline', dice tutto del suo legame con la terra."
Alcune note di degustazione
Il portfolio di Nadia è variegato e appassionante, con qualcosa per ogni palato. Ecco uno sguardo più ravvicinato ai suoi vini più rappresentativi:
- Bandita: prodotto da Barbera, è succoso e vivace, con note di ciliegia scura, mora e sottofondo terroso.
- Mostro: un giocoso pét-nat (spumante naturale). Leggermente frizzante, con vivaci sentori di frutta rossa e tocchi erbacei.
- Ottavio: corpo leggero, tannini morbidi e note di frutta rossa, per una grande espressione di un vitigno piemontese poco conosciuto.

Durante la mia visita, Nadia mi ha offerto un'anteprima della nuova annata del Mostro, ancora in evoluzione. Sono curiosa di scoprire come si è sviluppata nei mesi seguenti.

Tenuta Migliavacca: pionieri della viticoltura biodinamica
La tappa successiva mi ha portata alla Tenuta Migliavacca a Vignale Monferrato, dove ho incontrato Francesco Brezza. La tenuta fu originariamente acquisita da Enrico Brezza nel 1921. Nel 1933, Andrea Brezza, il nonno di Francesco, piantò i primi vigneti e costruì la prima cantina della proprietà. Il padre di Francesco, Luigi, è una figura centrale nella storia del vino italiano: nel 1964 convertì l'azienda alle pratiche biodinamiche, rendendo la Tenuta Migliavacca la prima cantina biodinamica certificata in Italia. Francesco non si considera semplicemente un vignaiolo; si vede come un contadino, profondamente legato alla terra e ai suoi ecosistemi.

Un sistema a ciclo chiuso
Alla Tenuta Migliavacca tutto viene prodotto internamente. La tenuta funziona come un'azienda agricola a ciclo chiuso, dove animali, colture e vigne coesistono in modo simbiotico. Le mucche forniscono fertilizzante naturale, nutrite dalle erbe e dai pascoli coltivati sulla proprietà. Questo approccio olistico non solo nutre il suolo, ma migliora la salute dell'intera azienda. Persino il profumo nelle stalle racconta il benessere degli animali.

Note di degustazione
I vini di Francesco sono un'espressione pura del terroir del Monferrato. Ecco una selezione di ciò che potete aspettarvi:
- Barbera del Monferrato Superiore: frutti rossi maturi come ciliegie e prugne, bilanciati da sfumature terrose e da un corpo medio.
- Grignolino del Monferrato Casalese: colore rubino, note floreali, sentori di fragoline di bosco, con una vivace acidità e un finale leggermente tannico.
- Freisa: struttura tannica più marcata, con sapori di frutti di bosco scuri e un tocco di spezia.
La dedizione di Francesco ai principi biodinamici garantisce che ogni bottiglia rifletta non solo il vigneto, ma l'intero ecosistema dell'azienda.

Le zone vinicole: Asti e Monferrato
Sia Asti che il Monferrato sono parti integranti dell'identità vitivinicola del Piemonte. Asti è nota per i suoi vini spumanti, in particolare l'Asti Spumante e il Moscato d'Asti, mentre il Monferrato è celebre per i suoi rossi robusti come la Barbera e il Grignolino. Le colline ondulate, i suoli ricchi e il clima favorevole rendono queste zone ideali per la viticoltura. Cascina Tavijn offre senza dubbio un punto di vista alternativo rispetto alla produzione tradizionale della regione, mentre Migliavacca rappresenta un esempio di buone pratiche nel rispetto delle produzioni tradizionali. Questa gita di un giorno offre uno sguardo affascinante sul mondo variegato del vino piemontese. Ogni sorso racconta una storia: di tradizione, innovazione e rispetto profondo per la terra.
"Ogni sorso racconta una storia: di tradizione, innovazione e rispetto profondo per la terra."

Pianificate la vostra visita
Che siate enofili di lunga data o appena all'inizio del vostro percorso nel vino, queste due cantine promettono un'esperienza indimenticabile. Preparate la valigia e partite alla scoperta del cuore del Piemonte.
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